Io, a te, quella carezza
non te l’ho mai veduta.
Entrati dopo un viaggio nel giorno d’asfissia
tu ti sciogliesti subito in pianto
come niente, e nessuno fosse lì a disturbare
un corpo adagio.
La mano sulla fronte di lei già andata altrove
e subito comparvero le frotte di galline
le faraone e il grano a manciate.
Lei, il suo sonno
la cera da bambina un po’ stanca
in fondo un nulla, ci tiene in questa parte
d’accelerati inganni.
Un nulla ci colora, e ci toglie scarpe e stringhe.
Poi l’hai baciata al freddo
io non dicevo niente, guardavo te
e scoprivo mia madre
il lutto santo
la dignità che piega la schiena e non l’orgoglio.
Il fazzoletto tutto sciupato
bianco neve.