La verità del freddo sostava alla finestra:
in pieno inverno, come uno squarcio secco
crudo, tutto aperto;
col fumo che saliva dal pavimento lustro.
Mia madre ci passava lo straccio con un tuono
l’odore che ti sgretola zigomi e mascelle.
Mio padre stava fuori
metteva due monete e accendeva tre candele,
disonestà cristiana diceva,
poche lire
potevano bastare a quel tizio senza donna
senza un lavoro degno di questo nome.
Ed io, ruggivo dentro
il mio tabernacolo d’uccello;
mettevo quattro biglie nel ventre del divano.
Saggiavo quella neve di vetro con le mani,
senza ubbidire a chi mi diceva di lasciare.
IL SEME DELLA RIVOLTA
gennaio 14, 2012 di massimobotturi
S.t.u.p.e.n.d.a!
Tra quelle da raccogliere in una nuova raccolta.
ciao, grazie per aver ricambiato la mia visita. Bellissima… io sono una scrittrice di prosa e ho scritto pochissime poesie, ma adoro la poesia, sono una accanita lettrice di baudelaire, mallarmé, rimbaud… e potrei continuare! buona giornata
Massimo!
Il seme della rivolta…
Però…
dove ci ha portato…? Mah…
comunque bello scriverne.
E continuare a ribollire dentro…
(che bello! adesso arrivano gli avvisi! Non me ne perderò una!)
devo dirti che questa tua mi ha scosso profondamente
mi è entrata nelle ossa
ha un primo verso che è straordinario e che è prodromo e conseguenza ultima di un sentire di una percezione di sè di un desiderio che ribolliva e forse ribolle ancora
superba , sììùchicca
aprire la storia, raccogliere i semi uno ad uno. col tempo si può fare, persino risentire la fitta degli odori. tu, ad esempio.
Alla fine della semina l’anima raccoglierà
i suoi frutti.
Soffia leggero e forte il tuo vento di ribellione
Un abbraccio
Mistral
Ruggivo dentro il mio tabernacolo di uccello, che immagine potente!
Questa tua poesia la sento aspra, aguzza, ruvida come neve di vetro e soffio di vento freddo.
Un sorriso, caro amico…
seme che ha prodotto fiori abbondanti e frutti di poesia: guardare altrove, pensare diverso
poesia dei ricordi e neve
molto bella
sempre qui
mi piacque molto
Struggente
Hai, poi, raccolto quella verità?
Poichè stare per seminare è re-stare, ne hai fatto poesia.
poesia del ricordo che si è fatto vita..
il bisogno di raccontarsi nasce quasi sempre dal ricordo soprattutto se questo ricordo si è arroccato in una piega dell’anima come un “seme”
bella Massimo…hai una poetica che è nelle mie corde
“….Saggiavo quella neve di vetro con le mani,
senza ubbidire a chi mi diceva di lasciare.”
Il limite insopportabile toglie il respiro e la tua anima anelava già all’alata libertà dell’assoluto……….Buona serata, Mary
sempre bellissimo il tuo osservare e scrivere.
Il ribelle che non ha temuto i mattatoi del mondo non teme certo l’aria della sua cella di prigione.
Ho letto qualche tuo commento da Cristina Bove,mi hanno incuriosito e…eccomi qua.
Complimenti anche se scavato da un profondo dolore di catene.Bianca 2007
grazie per la gradita visita Bianca
ecco che seguendo una traccia di vento e nebbia ricompongo ombre dorate
Beh, questa è poesia! E in giro ce n’è sempre meno.
Stefano
è un periodo che mi commuovo facilmente: credo che tu mi faccia commuovere nel modo giusto.
buona settimana Massimo
padri, madri e poi…noi.
un insieme di maestrie, che nei tuoi versi trovano sempre un poco più di fiato.. buona settimana max…
m.
Sono fioriti versi evocativi, profumati d’infanzia, da questo poetico seme, conficcato nell’humus di familiari nostalgie.
Molto toccante.
grazia
c’è sempre un momento in cui ci si è sentiti in gabbia,
con tanta rabbia da trattenere
è la disobbedienza che ci ha fatto crescere… e disobbedendo a se stessi si diventa Grandi!