C’è un coro che si leva da terra, io lo sento.
È un principiante ognuno che muore
va educato
va allineato al canto dei grilli
insieme al fuoco, al bozzolo che compie il suo meglio
al ramo nudo.
C’è un coro di stoviglie ordinate, prima straccio
poi sole a scolatura, due dita d’aria appena;
sulla credenza il pane
da conservare come il ricordo dei fratelli
di quelli nati appena per respirare un giorno,
per quelli andati in Francia a svestire le miniere.
C’è un coro che riempie le stanze, io lo sento.
Fa instupidire ogni lenzuolo sotto il ferro
è il raschio del pitale sul pavimento crudo.
C’è un coro di stenelle nella bottiglia d’acqua
nel fondo mezzo asciutto di un pozzo
quando è notte, ed ogni bocca è aperta per misurare l’aria
per scrivere spartiti sui fili del bucato
sulle ringhiere, e i molli disegni del pigiama.
C’è un coro che perdona il dolore agli orologi
la malattia del sonno e dei desideri buoni,
in fondo cose semplici: arance, dei confetti
le scarpe nuove lucide e secche.
Si, c’è un coro.
L’ALBERO DELLA VITA
gennaio 17, 2012 di massimobotturi
Semplicemente fantastica. Ci sono immagini bellissime (“svestire le miniere”) e il ritmo è sempre calibrato sulle immagini.
Stefano
“C’è un coro che si leva da terra, io lo sento…C’è un coro che perdona il dolore agli orologi”. Basterebbe questo perché una parola, nell’immenso silenzioso muoversi delle cose, provochi da qualche parte un piccolo movimento. Semplice. Ma che sposta verso l’alto un gesto, uno sguardo, una speranza. Basterebbe questo a dire chi sei. Bellissima.
Quel coro lo ricordo ancora adesso, a solfeggiar pensieri
intorno alla mia vita.
Notevolmente bella
Mistral
mi piace pensare la notte come lo spazio immaginario dove impostare i miei spartiti…la luce viene data dal bucato, bianchissimo e volteggiante nella brezza notturna…un coro luminoso:-)
ciao Massimo!
GRANDE Massimo, un verso più bello dell’altro, un gioco di immagini e sentimenti, gradevoli al cuore di chi legge.
Proprio bella, sai!
Ciao!
Carmen
c’è sempre nei tuoi versi questa straordinaria capacità di coniugare il ritmo in crescendo al ritmo delle parole, selle sensazioni che si fanno via via sempre più forti
qui ci leggo anche il profumo della ricordanza, che amo forse troppo!
bellissima
quando mi onorerai di un tuo scritto da postare sul mio blog???
un abbraccio
in quell’ordine predisposto di tutte le cose, un “richiamo” un segno e la bacchetta a seguirne il tempo e il ritmo…
ad ogni “cosa” il suo ordine…sì,
(che io non ho… ma non volermene..)
un bacio.
m.
MA COMPLIMENTI,
davvero, su questi tuoi accordi che scandiscono un tempo sul quale Coltrane ne avrebbe improvvisato la sua melodia.
Bianca 2007
niente meno che Coltrane?
wow!
che onore
la rivoluzione delle coscienze passa anche attraverso la poesia.
un coro che non si estinguerà mai
e la tua voce speciale…
bellissimo il tuo blog…
grazie nera, molto gentile
Dentro i tuoi molteplici “cori”, imperdibile il canto della tua voce di Poeta.
grazia*
bravo, bravo..
il titolo è l’albero della vita e tu parli di un coro.
Sono tante le voci che sento
per te e la tua splendida poesia la canzone che ha dato il titolo al mio blog
Al di sopra della cima degli alberi
above the treetops
grazie Fausto, ho quest’album, Pat l’ho visto anche dal vivo
è un ragazzone formidabile
non sento niente (non ora, adesso no, non posso). Ma mi fido di te.
Sì, c’è un coro e il coro è un rispecchiamento di sè e della psychè…….Stupenda! Serena notte, Mary
la ricordo di là
nella vecchia casa
parole senza dimenticatoio
abbraccio
Buon mattino Massimo, è sempre un piacere salire sul tuo albero
Un abbraccio
Mistral
buona giornata anche a te Mistral, grazie
e anche a tutti gli amici
c’è la vita, che come pochi. tu.
Un coro che è tripudio di bellezza. Hai accordato ogni voce, bravissimo… abbracci.
a quando l’assolo?
è il coro delle anime sorelle, di chi ci ha lasciato, chi si è perso per strada, ad un incrocio, sono le mille che riempiono le mie notti di luci per non farmi smarrire… le sento molto simili alle tue…
è bellissima, Massimo…tanto
grazie, per il riferimento ai tanti che sono dovuti partire, trainando dietro di loro un bagaglio nostalgico di odori.