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E di segnali, tanti, si ne ho avuti.
Per sostenere chiusa, definitiva, dolce
la pasqua dell’eterno rimare.
Non ragazzo
io sono al tuo cospetto di padre
eppure l’uomo
in me fa nidi in terre franose
stenta al volo
con tutte le sue scarpe slacciate a dar di matto
nella visione mistica e ingenua della luce.
Davanti al vento metto la sedia
aspetto l’onda
il lascito ferroso che bagna le narici.
Il nascere del giorno, per me, è l’arte pura
le balconate prese d’assalto dalle donne
le mani sui gerani in dolcissime premure;
cascate di lenzuola a smaltire notti e pelle.
La nascita del giorno e il suo seme malandrino
il frutto degli amplessi sull’erba
il tuo, rinato
al quale io sussurro le regole dei fichi
pazienza e gambe aperte alla vita
e poi godere.

LA STANZA

massimobotturi:

prima o poi ci prenderemo un gelato insieme…

Originally posted on I Fotolavori di Stephy:

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In controluce, così, le braccia aperte.
La vita che veniva di fronte
un bell’andare, di gente che menava al lavoro
altri a far niente. Le donne col cagnetto
caviglie snelle e nude; la strada vista dalla mia stanza
il mio racconto, a te
che già distesa su un lato non ti alzavi
per farmi in testa tutta l’invidia
della voglia, di chiudere ‘sto mondo di fuori
e averti ancora.

(Massimo Botturi)

Foto mia.
Parole di Massimo.

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I CAPELLI

Nei miei capelli fini c’è un po’ di Andalusia
fuliggine ed incenso mischiati
qualche mano, che ci provò a esser tenera amante.
Nei capelli, ho il torto d’aver poco vissuto
e avere amato, senza le grida di un animale
senza vanto, né acrobazie veloci e perfette.
C’è del nero, due etti e mezzo in vento perenne
foglie secche
il grano delle sei di mattina. Nei capelli
ho la verginità di un boato, ho diciottanni
la giacca con le frange, la sigaretta accesa.
Ho il cuore di un ragazzo che trema
nel guardarti
come fossi la Torre di San Martino al campo
l’esondazione di un ruscelletto, la marea
che copre l’isolotto di terra e di sirene.
Nei miei capelli fini ci sono le cicogne
in sciopero e assemblea permanente, niente figli
né aerei, niente Amelia e il suo fine trasmissioni.
C’è la poesia dei glicini a pioggia, ma piccina
con poche api e poco concime
l’erba salvia, la bici tua rubata al parcheggio
e quel- mannaggia. Che poi voleva dire, bastardo
cazzo vuoi?
Nei miei capelli ho un control/alt/canc
ma dopo è uguale, la stessa faccia smorta di chi vuole scopare
la stessa varietà nel tenerti, e controllare
che intanto il mondo non si cancelli, deteriori
insomma vada tutto a puttane.
E adesso basta.

GENTILE

Gentile, la vorrei più gentile questa storia.
Questa teoria della fiacca, del perdono.
Gentile come l’acqua di mare
quando viene, tra dito e dito, fredda
fa nulla. Basta solo
che tu mi parli o fai un bel silenzio.
Più gentile
dell’aria il primo maggio tra le bandiere rosse;
sorella la vorrei, che mai l’ho avuta
per essere gentile anche io
finiti i fuochi, le oche nel cortile
le calze nel cassetto.
Gentile come una bagatella a mezza sera
o le amarene sopra il gelato, come i baci
che svirgoli su questa mia bocca squilibrata
vetusta ed inondata di be bop passeggero.
Gentile come chiedi di spegnere
campare, e respirare senza gli ottoni
e gli archibugi.
Gentile come metti la crema sulle gambe
guardandoti le vene d’arsenico
e un altrove, lasciato con me dentro a timbrare.
Si, gentile
è la poesia dei veri poeti
un corpo steso, scioccato di roselle
e ritratti. È l’infiorata
su per le vie a Genzano, o in ognuna delle donne
che bagna la mia giovane età come nutrice.
Gentile è questo senso di te
che sai di antico, di cipria e di vestaglia da notte
di pastina; di film visti a metà per il sonno
testa grossa
con tutti quei capelli di ortensia, appena fatti
la firma di saliva che scende
e che conduco, dentro il mio fazzoletto d’amore
più gentile.

massimobotturi:

capitolo numero…?
è sempre un piacere Stephy

Originally posted on I Fotolavori di Stephy:

La geografia del cielo è cosa strana le stelle si nascondono il giorno, poi fa sera si appoggiano sul grano come niente  come noi, le volte che davamo di matto là, scappati, dal contadino e le sue ciliegie. Come foglie, ranuncoli di terra, o spighe  primigenie a far la guarda a righe di aereo, a qualche airone a belle rondinelle e alle nottole; precisi, la schiena sulla terra irrigata l’aria in viso, un bel silenzio pieno di api il batticuore. (Massimo Botturi) La geografia del cielo è cosa strana
le stelle si nascondono il giorno, poi fa sera
si appoggiano sul grano come niente
come noi, le volte che davamo di matto
là, scappati, dal contadino e le sue ciliegie.
Come foglie, ranuncoli di terra, o spighe primigenie
a far la guarda a righe di aereo, a qualche airone
a belle rondinelle e alle nottole;
precisi, la schiena sulla terra irrigata
l’aria in viso, un bel silenzio pieno di api
il batticuore.
(Massimo Botturi)

Foto mia.
Parole di Massimo.

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I POETI

Tu va a capirli i poeti:
quelli chiusi
quelli aperti.
Quelli che adoprano incenso
e quelli merda.
Chi dice cazzo senza una smorfia
quelli vecchi
che fanno lacrimare del mosto, quelli nuovi
moderni da spavento
e non ci capisci nulla.
Io c’ho argomenti facili, amici
vita
morte
nel mezzo un bell’andare tra le sue braccia
spesso, non dico sempre
il tempo ci cambia, non consola
ci mette a volte contro la noia, un barbagianni
la sfiga proletaria di chi perde il lavoro.
A volte c’è mollezza nei gesti,
anche nel corpo,
non viene fuori niente di buono
si vien tristi.
In altre pare come la prima
e tu sei meglio, con qualche chilo in più
e la paura di morire.
Ma valli tu a capire i poeti
sempre presi, nel loro mondo fatto diverso
un mondo puro
dove anche i tram si mettono l’ali
e c’è sereno, ben oltre il nubifragio qua giunto.
Va a capire
cos’è che li fa tutti eleganti, fogli in mano
la bocca preparata con bolle di sapone
i gargarismi fatti in ricordi
molto amore
un po’ di vanità per magnesia
tutti assolti.

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