Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for maggio 2013

Mia madre aveva cento mollette,
e me vicino,
col libro di avventure che non prendeva il volo.
Svenivo, perché in gola mi entrava solo l’aria
e un pezzo di formaggio sottile
qualche volta, che proprio non riuscivo a morire.
Come adesso, che ho voglia di un bel fiore arancione
e di uno giallo.
Di te, che ti correggi lo smalto consumato
contro la luce di una finestra che io amo;
perché da lì il futuro sembrava una gran cosa
un treno verso il mare
una macchina per due, senza tettuccio
al sole di Capri.
Dammi il fiore
dammelo adesso oppure feriscilo sul petto;
mettilo insieme a quelle due rose che succhiavo
tra il neo che sembra un morso di lupo.
Un po’ più in basso.
Dove c’hai l’anima bella,
e un po’ malata.

Annunci

Read Full Post »

TORNARE

Potrei trovarmi qui
o in qualsiasi posto, altrove.
Ovunque ci sia terra bagnata e partoriente.
È l’anima del legno che giunge prima al naso
la pioggia l’ha scavato come dei refrattari;
e una dolcezza nuova mi viene su dal pino
dalla magnolia testa mozzata.
È intensa,
cruda.
Odora della vita che tante volte ho scorto,
vedendo il mio figliolo dormire
stanco,
esausto
le rose del sudore allargate sulla testa;
i piedi melograni, le orecchie rosse
e il resto, perfettamente acceso al respiro.
Si, potrei. Potrei essere altrove
e più qui di questo muro, questa perfetta linea del campo
che ti spiega, cos’è che riesce all’acqua
nell’impeto degli anni.
E a me, quando ti provo un vestito d’allegria.

Read Full Post »

PENSO DI FAR PRESTO A VENIRE

È un po’ che sto a digiuno di scrivere
e ne ho fame.
Come dei morsi
quando la notte, le zanzare
si prendono il tuo sangue e le mandi alla malora.

T’ho vista che t’alzavi,
e ne ho ricordato il gusto.
Ma specie quando hai rotto l’elastico, e tre peli
ti hanno dipinto l’inguine bello.

Si, ne ho fame
e penso di far presto a venire, allo scrittoio
per non lasciar andare parole spettinate;
insistere su te come fossi onnipresente.
Un po’ magra che mi fai quasi male
un po’ sciupata
il petto che fa rima con smetto
fossi matto.

Read Full Post »

THE LUNATIC IS ON THE GRASS

È l’aria del mattino che cerco
quei frammenti,
di Luna adoperata dai prosatori e i folli.
La stessa che ti ha messo la cipria sul costato
la scritta sulle carte dei bombi.
O dentro ai fiori
di quelli che per dunque arrivare alle tue cosce
si fermano a un parcheggio di fronte a lungomare.
Cominciano col dirti che tanto hanno sofferto
e che gli viene sempre da piangere a guardarla
come si posa a pelo dell’acqua.

Quella gialla
che tanto mi somiglia alla faccia quando ho sonno.
La stessa che in bolletta mi mendica un bicchiere
un cognacchino dopo aver vomitato stelle.
La Luna degli idioti che pensano sia fredda
disabitata dai calamari, un po’ sciacquetta
col culo rinsecchito e nascosto. Quella opale.
La tanto decantata nei dischi, la Pink Floyd.
Spaghetti aglio e olio sul molo a Filicudi.

Quella dei raggi cosmici, delle partite a dadi
dei russi e americani a strappargli peli e applausi.
Quella dei minatori che vogliono mangiarla
tenerla in tasca e farci due tiri.
Quella cieca, ancora dolorante del missile
straziata, seccata come un vecchio limone dagli amanti.
Voltata, quando in Terra si fa la guerra sempre.
La stessa Luna mantide e schiava, l’alabarda
Fata Morgana o solo puttana.
Quella mezza, tirata con la pietra sul filo della lama.
Quella bendata in giochi d’amore, la legata
la madre che ha inventato i tuoi reggicalze, e il parto.
Il vino buono solo se lo carezzi piano.

Read Full Post »

PREMIO

very-inspiring-blogger-award-1

Read Full Post »

DISTILLATO

Sigillo è questa goccia dal naso,
sangue vivo,
il frutto del pensarti come in confessionale
in quelle posizioni indicibili
e le foto, le orecchie sulle pagine lette
e quelle no.
Sigillo che mai aggruma:
tengo la testa alta.
Ma poi il soffitto cade, come la cera d’api
diventa del colore sudato dei ragazzi.
Di quelli che raccontano in giro che l’amore,
è meglio della droga e dell’alcool
di ogni cosa.

Read Full Post »

VELOCE E’ TUTTO

La testa, che c’hai bella
è fatta a modo suo di spettacoli
riprese
monologhi più al limite del presentirti morta
piuttosto che eccitata e felice d’esser qui.

Ci sono papere al fiume la mattina
sollevi il capo un attimo,
e mi sembri una bambina.

Ci sono venature di rosso al finestrino
un giorno che fa il bravo a scoprirsi
due pagliuzze
lasciate dalla notte per carezzarsi i denti.

Ci sono malattie che di ricco han solo il nome
paltò cuciti male alle spalle di qualcuno
che ti tormenta a lungo al semaforo
e lettighe
che passano veloci.

Perché veloce è tutto.

Estingue nostalgie e forti dubbi
estingue il sonno
la voglia di far niente appoggiati ad un balcone
soltanto per guardare, magari, come viene
la galaverna fatta di spiccioli;
o tastare
il freddo che impomata sui vetri
e sul giardino.
Riconoscente solo alle leggi che l’han fatto
al secolo dell’erba per gatti
ai temporali.

Read Full Post »