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Archive for aprile 2017

POESIA ROTONDA

C’è più potere e segreto nel tuo culo
che grazia in un bocciolo di rosa.
Là è miseria, la fame che fa nodi alla pancia
là è la storia
che vede un bel settembre di vino bianco e mare
nessuno nell’albergo da disturbare, e noi
che ci scopriamo il nudo col dito degli eroi.
Nel culo c’è l’Osanna e le palme, niente morte
né venerdì funesto al Signore. E’ un origami
un aquilone teso sul litorale, è un’ala
spiegata tra l’Atlantico e Porto
è un’ossessione, un modo di far musica
senza cultura fine.
E’ il basso tuba della tua banda, un gran cappello
posato sopra il pelo più nero;
è piccolino, i giorni che non mangi per niente
e poi un violino
da pizzicare come uno scemo.
C’è, nel culo, un libro di poesie mai stampato
un refettorio, una voliera piena di buchi
un oleificio.
Un posto vuoto all’ora di punta, un annegato.
Nel culo tuo c’è oro e salgemma
un bel pavone, un’Osteria che chiude alle quattro
un bastimento, un matto con la bici
una donna al lavatoio.
Ci sta una mongolfiera per giorni ottanta e due
un orecchino fatto di legno, un osso cavo
un flauto per le mie rimostranze, Debussy
qualcosa che nemmeno una cipria, un gran foulard
potrebbe mai competere con formule e cliché.
Nel culo tuo c’è il parco dei principi, Monet
pittori quando possono arrendersi, poesia
del fare niente e vincere col carico da tre.
Nel culo c’è allegria e decadenza, un po’ football
e un po’ animale tragico che bracca per la via.
Nel culo tuo c’è il re e la sua erba, un ciuco, un prot
ci sta la matematica ibrida e un bignè;
un rebelot di baci e toccate senza ma
qualcosa per i poveri e il cielo, un elisir
per far la vita un po’ sporcacciona, perché no?

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E’ GIORNO?

Talvolta pare fermo il tuo cuore
non un cenno
nell’aria miope e scura di questa nostra stanza.
E allora mi ricordo preghiere
e che son nano, davanti al tempo
e a tutto che cambia.
Sono solo
e seguo la corrente che gira intorno al mondo.
Come la coda della balena taglio l’acqua
ci scrivo la beltà d’esser stato, d’esser vivo
con te, che solo un attimo dopo fai un sospiro
la mezza ruota con le tue gambe
e chiedi – è giorno?

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EROTICA

A pelo d’acqua, come una foglia
una lumaca
ai limiti dell’erba spiovuta.
Tu e le braccia
aperte come fai nell’amore, prima ancora
che venga il corpo a giungersi al tuo.
Sospinta, breve
coriandolo d’oceano sul pube, io ti bevo
come gli uccelli scesi alle pozze
come un latte, la cornucopia piena del sesso.
Vai ed ormeggi
un filo immaginario ti tiene a questa riva
i nodi della tua seduzione, il nudo vero
feroce nelle sistole in petto
e delicato
come soltanto il pasto di un colibrì saprebbe.
Vai sospinta
ignara come un fuoco rivale
avanti, indietro, le mani dentro il miele del corpo
l’ano e intorno. Il perineo dall’ali di ape
il punto esatto
da dove spicca su in verticale una farfalla
la cavolaia bianca dei fianchi
quando vieni.

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ROSE E FIORI

Ma certo che non è rose e fiori, a volte impazza
ed altre lega mani e linguaccia
mette voglia, di uccidere la noia e scappare con qualcuna
a amoreggiare come dei matti e dire
– grazie, ho poca vita e voglio goderla.
Certo, è merda
a volte questo piatto di ore a lavorare
a togliere lo sporco che poi verrà di nuovo;
rispondere cortesi al telefono con tutti:
chi vende, chi lamenta, chi cerca compagnia.
A volte vorrei mica riflettere, star bene
con l’indice nel naso e col medio alla vagina
volgare fino a credermi un altro.
A volte urlare
sopra quel disco anni settanta: Bitches Brew
chiedere a Miles che cazzo c’aveva nella testa
che non potessi avere anche io.
A volte piango, e dopo rido per asciugarmi
a volte lecco
il lato del cuscino dove sei stata mia, secoli fa
che ancora ricordo.
Rose e fiori
son buoni per degli attimi solo
poi è fatica.

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NOCCIOLA E PISTACCHIO

Mangi il gelato come una volta, spalancata
nel tuo stupore prati in Olanda.
Sei una donna
che chiede cento lire a suo padre nella festa
lo supplica con giusta innocenza
e non gli importa, di quello che accadrà
già domani alla frontiera.
Nel cielo azzurro elettrificato è tutto ora
sulla tua lingua senza paura, nella bocca
nel duro di capezzoli che viene
se li sfioro.

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