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Archive for aprile 2018

LIBRI DI FOGLIE CHE VOLANO

Questi budelli di acqua, terra molle
e rose le cui spine palpeggiano i confini.
Questi presagi di tempo e schiene rotte
di piccoli animali in boscaglie senza eguali.
Questa mia landa d’accessi un po’ musoni
di gente dai dialetti foresti, questi spazi
dove gettare il pensiero e farne uccello:
pignolo testa bassa sui solchi e sulle crepe.
Questi canali più stretti e tumefatti
libri di foglie che volano, incapaci
d’uccidere bellezza ed orgoglio. Questo tempo
che lento si è posato sull’erba, e sulla pelle
facendone una stola di mandorli. Il mio tempo
tra queste mura e i baci di babbo, i pianti zitti
di mamma mentre legge i suoi conti.
Questo legno, che zuppo di brinate mi scheggia il cuore
e il canto. Questa mielosa cagnara del mattino
che chiude imposte e tace le sveglie.
Eccomi dunque, salute cose amate
miei cari tutti e vita più agile
io vado, ad occhi aperti incontro alla luce
quella accesa, il giorno che dall’utero donna venni al mondo
lasciando il guscio d’uovo e conchiglia in un ospizio
in metri due di sabbia e acqua cupa.
Questa è l’ora; sento gridare giù in strada le monete
la gioventù risorta e immortale. A loro il vanto
e l’onere di erigere case, ed alberate
violini per il mare profondo, voli e salti.
Per tutte le creature che vivono, sia bene!

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PATIBOLO AI CATTIVI PENSIERI

Se la sceneggiatura lo prevedesse, amore
metterei bocca vicino a quel tuo orecchio
luogo di tedio e teatro, e di lussuria.
Verrebbero parole di luce e di crepaccio
di zoccoli sui sassi e sentieri sotto l’erba;
verrebbero parole di Genova di notte
di mare tempestoso e di te, scoperta ancora
come un’America nuda là poggiata
coi seni sui gerani e la sigaretta a lato.
Mezza ubriaca di acqua minerale
di ustioni al sole primaverile. Un tono sopra
le gronde e gli uccellacci sui tetti
ed uno sotto, alla saggina scossa degli alberi.
Il più giusto
che faccia come l’olio nel tempo dei malati
consolazione e dopo accensione, lingua e verso
patibolo ai cattivi pensieri
forse gioia.

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