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Archive for Maggio 2022

CREPE DI ASSESTAMENTO

Come noioso sembrava il tuo rumore

un orso dentro casa che non trovava pace.

Eppure, queste crepe ora soffrono il silenzio

la colpa dei fantasmi di ciò che potevamo:

le poche e maledette parole intenerite

rimaste nella gola, di noi, schiavi del tempo

di quel pudore di mezza età, e del lasciar fare

al corso della vita ogni cosa stabilita.

Guardavo il pomeriggio scurirsi in un bicchiere

cercando un argomento che ti toccasse il cuore:

il ricordo dei tuoi vecchi, di quando c’era fame

i primi tempi in questa Milano, e quel volere

qualcosa di diverso, e di più

di mille lire.

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TURCHESE

Non ho bisogno dell’alluce di Grecia

del fiordo immacolato

in un mondo sottosopra.

Ricordo estati meglio turchesi,

là in campagna,

le sere che metteva dei pipistrelli in cielo

a fare le battaglie del grano.

E poi le ore

passate ad ascoltare storiacce tutte uguali

di diavoli e misteri da preti.

E poi le stelle

venute fuori come le efelidi;

bambine

con una pila in mano a cercare, quando è buio

le bambole di pezza perdute in piena luce.

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LUNGA VITA

Nell’arte di cucire

c’è Dio e la sua pazienza.

C’è quel volere bene alle cose

alle ferite.

Mia madre aveva tasche perfette

e anch’io, pulito, vestivo dignità

e niente spreco.

L’arte, infine, era del fare materia

lunga vita

un girotondo d’oche sul lago

una risata, veloce sugli specchi

a riempire la pianura.

Possiamo ritrovarla

in mattine piene d’aria

di uccelli già felici d’essere scritti in cielo.

Possiamo risalirla al bel fiore dell’ibisco

o dentro un letto quando la donna da sé stessa:

là tra le gambe i segni dell’orzo

poco vento, quel tremolio di terra

che sopra i seni viene

a dirla respirata, un fuoco ormai passato.

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MA NON LO POSSO DIRE

Vieni a sederti al cospetto di un balordo

ho perso quasi il senno a imitare quelli buoni.

Un piatto di minestra scaldata non lo nego

il tuo bicchiere è quello col manico, da sempre.

Vieni e raccontami di cosa fare al mondo

se è giusto faticare per insegnare ai figli

il bene, l’altruismo, e che sfruttare è male.

Diventi più minuta ogni giorno, è il tempo d’ossa

a volte sembri un’altra persona

ma sul muro, hai bene impressi i segni

che t’hanno fatta anziana.

I chiodi li ho piantati all’altezza che hai voluto

ho ancora braccia buone, un discreto girovita.

Eppure, non son più quel ragazzo a militare

lo sposo a cui insegnare il risparmio.

Curvo anch’io, sovente

verso l’umido in terra. Ne ho il sentore

a volte il desiderio, ma non lo posso dire.

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