Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘poesia’ Category

Si può scrivere ancora
venisse la potenza del verso alla mia casa;
nei panni di una donna a cui ho voluto bene
fino allo spasmo delle domeniche, del sole.
Una donna che appoggiava la testa al suo destino
che aveva per capelli una sindone di luce
un bosco di conifere al passo, un cervo ai fiumi.
Si può scrivere ancora col mento alle ginocchia
con le galline a fare la spola
tra la mano, che generosa s’apre al versare di granaglie
e l’angolo assolato meno prudente.
Al sasso, dove vi incisi il mio pentimento
per la fionda, e al male sulle foglie elargito.
Si può fare
se solo di calendula il seno a me porgesse
nell’atto del dormire quando ogni cosa è assente
e il suo pudore mischia dei petali ancor freschi
col lungo esilio della parola.
Lei, la Musa
la timida suzione del labbro quando beve
la gonna appena sopra il ginocchio
i suoi delfini, come colonne d’una navata.
Lei di neve
pericolosamente vicina alle mia mani.

Read Full Post »

PIRATI

Maria era sempre incinta.
Gridava come i corvi tra gli alberi
a noi tutti, venuti a far la conta
in quell’angolo di casa
da dove usciva odore di arrosto, e rosmarino.
Le ho vedute
le isole ancorate più a largo di Milano
i caseggiati mezzi scrostati, e poi i ponteggi
mangrovie dove uomini nudi vecchio Sud
tingevano le mura di cielo.
Ho visto i mari
i suoi caleidoscopi nel pozzo
e seppellito, nel cuore di un’amica la mappa del tesoro.
Son stato capitano di spada e di robinia
spesso solo, fino al tramonto d’ogni speranza
d’ogni indugio.
Ho fatto buona pesca di api e di mosconi
in laghi di mastelli di zinco. E avuto figli
sparati per il mondo come rondoni bianchi.
Ho amato donne in porti d’Oriente
e seta, e spezie
catene per remare fino alla consunzione.
Amanti più segrete di me, e ne ho goduto
piangendole svuotando le tasche ai poliziotti
a certi mal mostosi viziati di città
venuti per vedere noi poveri, Pirati.
Bendati alle brutture del mondo
generosi, quando si tratta di fare tardi.
Ho avuto male
dissenterie da dodici mesi, febbri gialle
ragazze azzurre senza mutande
preti e ostie; timore solamente di Dio
e di morte scura. Quella che prese Peppino
un dì di marzo
dopo aver tanto tossito e poi pregato
che mamma lo venisse a pigliare.
Si, vi giuro
vi giuro che ho condotto anche io grandi velieri
nel ventre di un cortile assolato dell’infanzia.

Read Full Post »

LO STATO DELLE COSE

Prima di entrare pulisci le ginocchia
ti fai la testa bella
e poi lasci la mia presa.
Nessuna cosa la mondo potrebbe perturbare
questa reminiscenza di gioventù:
noi due
che salutiamo gli alberi sacri, tutti intorno
e ci approntiamo ai seni reciproci
affamati, di tenerezza solo
e del bello della casa.
Lo stato delle cose è che abbiamo età di mezzo
e i giorni fanno quello che vogliono, macachi
più dispettosi d’ogni mia mano
o delle mosche, padrone delle tende
e di vecchi asciugamani.

Read Full Post »

ANDALUSA

Dormo pesante e di gusto
da innocente.
Se metto il collo al taglio di luna, lo ritrovo
di nuovo pronto a fare il garzone, il saltimbanco;
poeta nel guardare soltanto ciò che vive
e mostra resistenza all’usura.
Il tuo vestito, per fare solamente un esempio
è una bandiera, racconta degli Achei e delle Muse
è rosso vanto, manipolato da un forte vento
ed abitato, dal corpo tuo d’arancia andalusa.
Canta, invoca
la mano mia curiosa e legale
un grande sisma, che tagli il corpo nudo
da ciò che non lo svela.

Read Full Post »

SEA SONG

Per scrivere poesie sopra il mare devi berlo
tossire fino a fotterti gli occhi
stare calmo
e rimandare debiti e morte.
Poi guardarlo
come se fosse l’ultimo goccio di quel buono
dividerlo con te solamente, il lato oscuro
quel demone che cerca i bei culi
le ragazze, venute a farsi nere le tette.
Devi odiarlo, svegliarlo mentre dorme
e accusarlo di sconcezze, di paranoie mica curate;
dargli calci, così che le balene ti sentano, lontane
e ignorino le fiocine di navi giapponesi.
Per fare una poesia sopra il mare fatti ateo
nessuno che si chiami buon Dio può fare questo
spalmare la pianura con acqua sessuale
e dopo fare finta di niente.
Fatti acqua, fa sì che esplori l’utero al mondo
la tua stirpe, la tua convalescenza d’amore
la tua voglia
di costruire case e poemi. Perché un giorno
qualcuno possa dire
– è stato un grande uomo.

Read Full Post »

QUELLA CHE TU CHIAMI PANCIA

Quella che tu chiami pancia è il mio Teatro.
Mi suggerisce il nuoto dorsale
il verso acuto; il passo delle anatre al fosso
sette impronte, lasciate a cinque anni
al cortile degli zii.
E’ un oboe al Canal Grande, una pialla da liutaio
è un’ora di traghetto tra l’Isola e Neruda
un pane da dividere in due, tra me e il mio uomo;
tra me e lo sciame d’api che sono quando vieni
e stilli il miele delle operaie.
La pancia tua
è il lago di Ginevra e la spada, il calicanto
la cinghia con le gerle sul mulo.
E’ l’aria porca, richiusa troppo tempo in galera
è luminosa, e scotta come certi morosi
prima ancora, di mettersi la bocca tra i denti.
La tua pancia
la vorrei qui per me, vagabonda, nuda, e matta
perché io muoio un giorno con l’altro
e voglio urlare, quest’innocenza persa per sempre
questo corpo, che avrebbe la sua fiera dell’Est
dentro nel tuo.

Read Full Post »

INVENTARIO

Valeva bene dirlo, insistendo, tutto vero.
– Devi imparare un mestiere e non sei solo
non hai che da raccogliere pane
una famiglia, qualcuno che ti pensi da vecchio.
Un bel mestiere, magari da studiato
mani pulite sempre. I soldi per i denti malati
per il mare, d’inverno
al piccolino, che gli fa bene l’aria.
La vita è centro metri ad ostacoli, carogna
un orto con tempeste e sementi, terra grassa
e sfinimento nel rivoltarla.
Non so mica
se abbia fatto il giusto in sto tempo, ci ho provato
goduto di quei gomiti al fianco degli amici;
frustato il corpo quando era nudo, ed elevato
nell’Odissea che è amare una donna.
Ho intriso il dito
nella semplicità di una ragazzo che ha paura
nell’uomo con la lente sui libri
nel Signore, ma ad ore fuori d’ogni sospetto.
Ho atteso sempre
d’avere più coraggio e parole, una corriera
un treno e l’ora d’aria dei Cine.
Ho atteso te, le tue sentenze sulla salute
sulle gambe, su quanto sei pulita nel sangue.
Adesso ho sonno
e voglia che qualcuno mi tiri un po’ le tende
mi legga venti righe di Yourcenar
mi baci.

Read Full Post »

Older Posts »