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Archive for the ‘poesia’ Category

COME LA BOCCA AL PANE

Non mi serbate le prediche al domani

poesie dal peso eccessivo, complicate.

Io nel soprabito beige della mia bella

ho spesso ritrovato le cantilene buone

parole con il gusto di latte e di amarena.

Dal tabaccaio dell’angolo, col padre, ho celebrato

messe su messe cantate in forma breve;

lui spezzettava gli ultimi tiri come un boia

penuria d’aria nelle osterie, ed io piangevo

le lacrime degli occhi prestati alla malaria.

Non educatemi al pizzo ed ai merletti

ai viali dei roseti dove si entra a ore;

nei fiori delle mie cavedagne ho messo il naso

e il sesso ancora prima che lei venisse nuda.

Trifoglio ed erba Spagna fanno il dialetto duro

ma lei poi mi capisce e s’aggiusta in mezzo ai seni

quel foglio di mia ultima grazia, poche righe

per dirmi suo poeta, come la bocca al pane.

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ERI RAGAZZA

Hai come due sentieri di luce sulle guance

le scie di una lumaca che ha fatto molta strada.

La luna li riflette allo specchio

e un po’ ti sfiora, come tentasse giù una carambola

un filotto, e tu fossi il suo prato di gioco.

Lasci fare, il sentimento mica si finge.

Piangi, preghi, cominci a odiare il corpo

lo stesso molto amato.

Poi porgi il seno come risorsa, come incontro

sperando che io dica qualcosa, come allora

seduto sul muretto a guardarti trasalire

per via che avevi visto una biscia d’acqua nera.

  • E’ già scappata in mezzo alle erbacce,

non temere – le scarpe in mano tutta la corsa

eri ragazza, le gambe come schegge impazzite

lo ricordi?

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ALMOST BLUE

Lo so che non è l’ora

non è partita ancora l’irrigazione ai prati

la luna è a metà strada coi suoi scarponi a chiodi.

La gatta cerca ancora lucertole, e alla radio

siamo soltanto al terzo in classifica.

Ma guardo

lo stesso a quel vialetto di poche lampadine

al cancelletto senza la chiave, tra la siepe

e l’altalena nuova ai vicini.

E’ la passione

che aspetto come dopo una guerra, il passo lento

gradini fatti quasi a memoria. La dolcezza

con cui si spoglia senza rumore

e quel suo – grazie – per quattro cose al piatto

e la mezza minerale.

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GIORNI DI SCUOLA

Si crede che a sei anni non s’abbiano pensieri

il sole sulla faccia anche a notte

un cuore mite.

Eppure, quella chiave là sotto lo zerbino

faceva già un po’ vecchio il mio modo di arrivare.

Pigiavo poche luci, con parsimonia, e andavo

al posto apparecchiato da sempre.

C’era il pane

una caraffa d’acqua col piatto di minestra

il letto fatto e teso, il pitale già svuotato.

I giorni trascorrevano da naufrago felice.

A volte se pioveva restavo sotto vento

coperto dalle scale ascoltandone il rumore.

A volte, se pioveva, volevo la mia mamma.

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LUCE

A volte, un’acqua viva di braci mi cattura:
è il volo di farfalle bianchissime oltre il vetro
venute sulle punte dell’oleandro in fiore
per poi levarsi senza traiettoria oltre le siepi.
E’ allora che distraggo i miei occhi da lettura
e riconosco in me una pepita di coscienza.
Potrei fare lo stesso, domani, non più uomo
evaporato in carne e ossatura verso il cielo.
Potrei tornare a eludere i passi, come seta
ignaro della forza che spinge e tiene in aria
un corpo malleabile fatto di luce sola.

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OMAGGIO A PIERLUIGI CAPPELLO

Il vento non distingue i colori, l’est o il nord
lui pensa solo a muovere il grano e i bei capelli;
la roccia viene dolce al suo labbro, e anche il ricordo.
Così seccherà ancora quel mais, e il prato un’onda
verrà dopo piovuto in agosto; il mare intorno
valicherà i confini per giungersi col fiume.
Quello che credi sepolto non è lui
non il suo occhio di cervo, la sua lingua.
Quello che vedi sepolto è anch’esso terra.
Quattordici libellule ho contate sullo stagno
le ho viste sollevare su un’anima con niente.

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FRAGILE

Quando poi sfiori il mio sesso con la mano
mi sembra di tornare a una decade di tempo.
A quando tutto questo malore era lontano
la sofferenza roba degli altri, compassione
talvolta corrisposta in offerte di danaro.
Ma poi che mi sussulti col tuo respiro viola
comprendi che l’amore è altra cosa, più discreta
un angolo di spalla dove il candore è amico
i fianchi come fiori di sale. Così attendi
che con la tenerezza di sempre dica
– Amore, sei tela di Penelope a volte
oscuri e sorgi,
come la scorza fine dei pioppi, come il muschio
l’unghia del temporale che taglia a sangue il cielo
ma poi disegna un arco di luce, fine, breve.

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ANNI FA COME OGGI

Quanto mi dura la mano tua alla guancia
mi pare nata lì da cent’anni, così calda
sospinta da un amore improvviso.
Sono cose
che impari con l’età e il turbamento
col cuore malandato ma ancora pronto.
Cose
che a dirle non fa mica giustizia.
E allora taci, ti gonfi il petto come le rane
e benedici, ogni granello santo di vita che ti preme.
Disteso, con un’ostia da fare
sto qui in ombra.
Mi pare solo adesso di appartenere al mondo.

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UNA GIORNATA TRANQUILLA

Con una sedia in paglia intrecciata e legno vecchio
misura il mondo al crescere d’erba
ai suoi sussulti. Perché la terra, immobile
non lo è per niente in fondo.
E mentre lei lavora nel buio, il corpo dura
s’impianta come un seme di pesco.
Viene grande, e dopo che ha strinato le foglie
piega un poco
come tendesse in pieno diritto al suo riposo.
Quando poi il sole più alto stanca il viso
mette un cappello in tela marrone, soffia il naso
col portamento dei contadini, ora che zolle
ne ha giuste quattro o cinque da farci pomodori
zucchine e qualche prugna se viene.
Poi risale, uguale alla marea con la forza della luna.
Chiama mia madre in preda all’affanno
e giunge in porto, cambiandosi la maglia sudata
via dal vento.

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IL CORPO DEL REATO

C’è sempre qualche goccia che viene giù al mattino
il sangue non fa mica disturbi, arriva e cade.
Lo vedo abbarbicato sui piedi come un gatto
che ancora non decide se là dormire, o andare
a far miglior ricovero di sotto ad un divano.
Io credo sia il pensiero che muore in ogni notte
il corpo del reato dei sogni quando prego
che durino più a lungo se dentro c’è una donna
un’oscena e naturale passione per il letto.
Così, nel ripulire, più tardi mi confesso
tutta la verità, niente altro che la vita
che goccia a goccia lascia me indietro
e così sia.

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