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Archive for gennaio 2026

UNA SERA D’INVERNO

Coi quattro piatti al lavello, una tazzina

il manico che viene incolore;

fuori piove e cala scuro sempre più presto.

Questo mese, l’utenza ha fatto un botto

e ci siamo impoveriti. Ma poi, venuto a letto

ritrovo la tua tosse, la smania di due piedi

che sembrano colombe, chinate sul selciato

di briciole e acqua chiara. E allora

faccio i conti con tutto e un po’ mi passa

questa malinconia di minestra riscaldata

l’arancio che la sera disturba, il pane duro

che mal che vada metto in un latte.

E dormo bene.

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VIAGGIATORI

Tu che hai veduto i sei angoli di mondo

puoi dirmi cosa manca a quest’acqua di paese?

Come fa sibili il vento ai minareti?

È forse più sincero che ai fusti del capanno?

Lo sai, le margherite scodinzolano vive

tra l’erba dialettale della periferia, così

come a Montmartre ad Amsterdam, Madrid.

In questo prato verde lei ci prendeva il sole

ed io mi innamoravo degli occhi suoi d’ulivo

del mito delle grazie dei boschi, se scioglieva

quei suoi capelli d’orzo e lucerna. Si, ho viaggiato

ed ascoltato i sette vulcani nel suo addome

le ho preso le parole nel tempo che fa il grano

e le ho paragonate alle Indie Occidentali.

La curva dei suoi fianchi la vedi dalla luna.

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SEMBRA IERI

C’è stato un tempo che ancora ero bambino.

E nevicava spesso, e nevicava forte.

E poi c’è stato un tempo che li sentivo a notte

toccarsi con gran cura e rispetto: alloggiavamo

in una stessa stanza affacciata su una quercia

la tapparella guasta da sempre, i fuochi fatui

della raffineria più lontana. Un tempo duro

e freddo come il piatto del pranzo. Poche storie

romantica la vita non lo è mai stata affatto.

Eppure c’era Laura nel mio stesso paese

la sua figura nella finestra, quando uscivo

e dalla scuola andavo per campi. Sembra ieri.

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SOTTO TRACCIA

Come le amazzoni esulta il cuore mio

ad ogni battito incolume, all’azzurro

al monte dei tuoi seni che sono calde lune.

Il senso dell’amore donato emette fuochi

il dono dell’amore goduto fa buon vento

ancheggia per la via con la voluttà dell’oro

orienta l’ape sull’orchidea, la chiama a sé.

Il suono della vita è nel fiume delle vene

vien giù come la neve, preciso, silenzioso

l’orecchio, se allenato, ne percepisce il canto.

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SEMPRE ACCANTO

Ti voglio raccontare la verità più nuda

di come la lentezza mi veste, ora che solo

a volte spezzo il pane e ne traggo godimento

un intimo piacere che sa di campi colti

fecondi e lavorati con pena e con fatica.

Che ho avuto il privilegio dei frutti

il loro umore, scandito dalle quattro stagioni

e delle dita, nell’animosità del tuo corpo benedetto.

Ti posso raccontare che ho più di ché gioire

perché ho bevuto dalla tua bocca e poi pulito

la goccia che contiene le leggi del creato;

che accanto a te ho dormito la pace dei bambini

e odore di campagna veniva dal tuo addome

di Africa e di sabbia più rossa dalla schiena.

Ti posso raccontare del fiore nell’occhiello

del mio cappello nuovo di paglia e delle scarpe;

che prima di venire ho lavato collo e ascelle

e ho un poco di profumo alle guance, per l’ardore

che vorrai darmi con un sol bacio. Ecco amore

sorrido a una finestra di buio, non la temo.

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I fuochi del gasometro stordivano le stelle

le cinghie delle bestie fiaccavano nell’aria.

Io m’appostavo all’incrocio della via

ove tornando vi primeggiava l’ombra

del suo cappello a tese geografiche

i suoi passi, che come due comete

sapevano d’inverno. Soltanto i campi

freddi parevano dormire. Ed io

prima del sonno felice dei bambini

porgevo a lui quel mezzo saluto

prima ancora, che braccia troppo stanche

reggessero il mio volo.

Ricordo aveva un vago sentore di Colonia

e qualche umido fiocco di neve sulle ciglia.

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Amore mio anche oggi

confonderemo Oriente col sole

il corpo e il peso. Concluderemo

certi che il piovere è pur vita

e l’erba fa gioielli più effimeri, di luce.

Che bere dalla tazza del tempo

è cosa buona pur smemorando saziati

i nostri nomi, gli amori taciturni

e quelli più gridati, la musica, parole

i fiori d’ogni tipo. Correggeremo il tiro

guardando un po’ la luna, confusa

e tramortita da nebbie e viaggiatori.

L’odore della notte perdurerà per ore.

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