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Archive for luglio 2019

BRUNA

Raccolti in una treccia di ghiaccio
venti spire, di cenere e rugiada più accesa.
Quei capelli
cresciuti senza patria e rimorsi, governati
soltanto dalla semina e il furore di una donna.
Quei suoi nidi di falco in sospetto di magia
le trame come il pane, di quello fatto in casa.
La scelta di donarli in un fosso, sciolti il giusto
perché si dissetassero tra gamberi e verzure.
Quei suoi straccetti d’osso tra i fusi delle vene
che tanto la facevano un albero, una soma
di azzurri cavalieri sul valico. E le gambe
conchiglie varicose smollate dalla pioggia.
Quel suo apparire di un altro mondo
poca voce, il neo nei territori proibiti.
Lei, la zia, votata ai rotocalchi dieci minuti appena
il Dio là appeso rimproverato
i figli ai campi, e l’uomo scuro come un ottobre.
Il nome, Bruna
venuto dalle sere di Lombardia vigliacca
dai voli delle nottole rasenti i pruni e i fichi.
Mi pare di vederla nel mezzo del cortile
che ancora va cercando il bambino che sorride
la sua lucente lama dei giochi.
La mia infanzia.

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La luce della luna mi cade sulla carne.
Non è un gran peso, eppure, la sento
è sciacquatura.
Io che ho dormito sempre in pigiami di azzurrite
la sento declamare sul nudo il suo poema;
magnetica sirena, per me, che non ho cera
né funi a trattenere ciò che il mio corpo implora.
Accanto è il giorno
la donna del giudizio con le sue vene al collo
il mantice che carica e poi soffia dall’ogiva.
Accanto ha coda come maestra, emerge, affonda
accorda il suo respiro con l’onda sopra i vetri
risacca della notte che, intera, si fa fare
le cose come i giovani amore.
Flette, sfuma
la luce della luna ha leccato il pasto nudo
mi svela la lezione dei passi dentro l’acqua.
Fino alla cinta, e al petto seguente
fino al collo
lasciandomi la bocca in misura di parole
di baci che non sveglino i cani.
Quel che basta
per acquietare il ventre cetaceo, e poi dormire.

*un verso di Mark Strand

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